ADDIO RAGAZZI...


Soldati di Pace.

Con questo termine vengono chiamati i militari che partono volontari per assolvere alle funzioni di "peace keeping", letteralmente "mantenimento della pace".

Una pace troppo spesso imposta con le bombe; bombe definite intelligenti, ma che intelligenti non sono; come testimonia la storia di quel dodicenne iracheno al quale una ha distrutto la casa, ucciso genitori, fratelli e portato via le braccia.

Ora quel bambino vive in Inghilterra, gli hanno attaccato due protesi, una fissa, l'altra che corrisponde ad un braccio meccanico comandato dagli impulsi nervosi del cervello.

Quali sentimenti nutre quel bambino per inglesi, americani e per tutte le altre nazioni che hanno appoggiato le guerre del golfo? Poniamoci questa domanda, salutando per l'ultima volta le 19 vittime dell'attentato kamikaze di Nassiriya.

Un attentato crudele, ma tremendamente significativo nella distorta logica terroristica. Colpire chi si riteneva avere un buon rapporto con la popolazione locale ed essere abbastanza al sicuro da azioni terroristiche.

Ricordate lo shock dell'11 settembre 2001, quando gli Stati Uniti capirono di non essere invulnerabili e potenti così come avevano fino a quel momento ritenuto? È lo stesso shock che stiamo vivendo ora. Noi italiani, addestrati a mantenere la pace dopo i conflitti, pronti ad allacciare rapporti pacifici con le popolazioni locali, scopriamo di essere inquadrati nel mirino di chi non ci vuole sulla propria terra.

In un momento del genere, sarebbe sterile parlare della necessità o meno della nostra presenza in Iraq, ma salutando per l'ultima volta i nostri connazionali morti, non possiamo fare a meno di ricordare anche gli Italiani che giornalmente muoiono di lavoro nero, e rivolgere un incitamento agli Italiani che, silenziosamente, volontariamente, senza percepire stipendi, sono partiti per l'Iraq e prestano gratis la propria assistenza a chi ne ha bisogno in ospedali periferici e malamente attrezzati.

Per una propria scelta civile, lontano dalle telecamere, dai clamori, dalle esigenze governative.

Viva l'Italia.




MEGLIO TARDI CHE MAI

E così, dopo 30 anni, all'improvviso qualcosa si è sbloccato.

Perché? Perché dopo 30 anni all'improvviso le cose si sbloccano?

Tralasciando il giusto entusiasmo, espresso dal Consigliere Franco Lo Reto nel messaggio che segue, conoscendo la storia di questa cittadina, temiamo che, come al solito, gli entusiasmi, le speranze, saranno presto soffocati dalla "doccia fredda" di qualche cavillo, qualche sotterfugio, qualche verità nascosta.

Esortiamo tutti consiglieri attenti alle esigenze della cittadinanza a vigilare e porre la massima attenzione perché quella che appare come una bella notizia non sia, sul più bello, trasformata in una ulteriore illusione.



Acquisizioni patrimoniali

Ricevuto il 16/11/03 alle 9:17 da Franco Lo Reto

Ardea è più ricca.


Possiamo ritenerci soddisfatti che si sia posta finalmente fine ad una vicenda che si trascinava nell'oblio da oltre trenta anni.

Ardea ha finalmente acquisito il suo patrimonio che amministratori del passato avevano trascurato.

Dobbiamo riconoscere che solo grazie ad una fattiva ed efficace collaborazione avuta tra l'opposizione ed alcuni settori dell'attuale maggioranza, si è potuto raggiungere quell'obiettivo che nel 1995 l'amministrazione Bartolini aveva posto come punto cardine del suo programma. Risale, infatti, a quel periodo il primo atto ufficiale del comune di Ardea (deliberazione n. 676 del 25 agosto 1995) con cui s'iniziò la ricognizione dello stato attuativo delle convenzioni stipulate tra il comune ed i lottizzanti. Ricognizione che portò alla ufficiale individuazione dei siti con successivo atto di giunta del 1998, e che ha poi visto la sua conclusione positiva con un atto deliberativo proposto dalle opposizioni, nella seduta del consiglio comunale del 28 novembre 2002, convocato dalle minoranze.

Dobbiamo, comunque, dare atto al Sindaco Ucci di avere seguito e sollecitato l'iter procedurale perché si addivenisse all'attuale positiva definizione della vicenda, che ha portato in proprietà dell'ente circa 35 ettari di terreni.

A ciò debbono aggiungersi gli ulteriori 30/35 ettari rinvenuti nella fase di ricognizione, i quali essendo già intervenuta la trascrizione, in favore del Comune, presso i competenti organi dello Stato, erano del tutto sconosciuti agli uffici comunali.

Da quanto sopra risulta ancor più evidente che gli strumenti urbanistici vigenti non tengono conto della realtà territoriale né della dinamica del suo sviluppo.

Franco Lo Reto




Last update: Sat 06 12 2004 00:00:04 CEST







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