EROI POSITIVI E NEGATIVI
GLI INDAGATI A VOLTE RITORNANO...
Ci stupisce il vezzo di proporre sui mezzi di informazione improbabili interviste ai presunti autori di misfatti invece che a chi ha contribuito a svelare e denunciare il medesimo misfatto.
Così, per fare un esempio, l'eroe dell'articolo non è chi ha contribuito con le proprie denunce a rendere noto un reato, ma l'eroe, paradossalmente, diventa chi ha compiuto il medesimo reato, che, ancora sottoposto agli accertamenti di legge, può così affermare di essere perseguitato.
Senza entrare nel merito se "l'intervistato" in un articolo apparso il 30 gennaio 2004 su un quotidiano discretamente diffuso a livello locale, sia o meno effettivamente autore di eventuali reati (altri luoghi e persone sono deputati a stabilire ciò), ci chiediamo: dove è finito il valore, la capacità del cronista di "stare sul fatto", di indagare per proprio conto, di denunciare la realtà che lo circonda, scoprendo veramente la verità senza cercare solo la notizia "fine a se stessa", con il solo scopo di far vendere di più il giornale, oppure, peggio, favorire gli interessi dell'editore, dei suoi amici e/o di una corrente politica?
Ci chiediamo se sia corretto per un giornale farsi utilizzare per accusare chi ha stimolato i rappresentanti della legge affinché ci fosse un maggiore controllo su operazioni apparentemente poco chiare. In generale, a leggere alcuni giornali (e giornalisti) sembra che il gioco delle parti si sia invertito.
Ci chiediamo ancora: possibile che forze dell'ordine, magistrati e rappresentanti della legalità possano essere così "superficiali" da avviare un'indagine e procedere ad una serie di arresti esclusivamente sulla base delle manie persecutorie di qualcuno che, si vuole far intendere, ha il solo scopo di raggiungere la notorietà per fini elettorali?
È perlomeno strano, ma a giudicare da quanto scritto su questo quotidiano, ciò che preme al lettore (o forse, all'estensore dell'articolo) è conoscere la verità da un solo punto di vista, lasciando ampio spazio alle dichiarazioni, alle accuse, per certi versi alle minacce dell'indagato (scusate, dell'intervistato).
Un lettore sufficientemente attento, magari all'oscuro dei fatti, nota che l'intervistato, nell'articolo dichiara che "si rivarrà su chi reputa sia il principale autore della persecuzione chiedendo un risarcimento".
Non è concesso alcuno spazio all'autore della persecuzione (peraltro indicato con nome e cognome); non c'è per lui alcuna possibilità di motivare in alcun modo la natura della sua "azione persecutoria" nei confronti dell'indagato (scusate ancora, volevamo sempre dire dell'intervistato). Così, chi ha l'obiettivo di promuovere il trionfo della legalità sul degrado è messo in secondo piano, diventa quasi un eroe negativo, un esempio da non imitare.
Per fortuna, riflettendo su certi articoli della stampa locale, ma a volte anche della stampa nazionale, appare evidente un dato di fatto inequivocabile.
La legge italiana riconosce l'innocenza fino alla prova del reato, ma nel caso dell'articolo al quale in particolare ci riferiamo, abbiamo assistito al mancato confronto tra un "presunto persecutore", non interpellato dal quotidiano, ed un intervistato, indagato e già sottoposto ad un procedimento di custodia cautelare disposto da un magistrato di una procura della Repubblica Italiana.
Traete da soli le conclusioni. Noi lo abbiamo fatto e perciò abbiamo spontaneamente dato vita a liste civiche che si propongono come punto di partenza per un cambiamento indispensabile di questa città. Un cambiamento che può nascere solo eleggendo a Sindaco il "persecutore", ovvero chi ha avuto l'onestà ed il coraggio di richiamare l'attenzione della Giustizia su questo comune.