PESCE D'APRILE

Giovedì 1 Aprile 2004

Da Il Messaggero

Depuratore, no a nuovi allacci

La Provincia: sistema insufficiente a trattare altri liquami

di Moira Di Mario


«Non daremo mai l'autorizzazione al depuratore di Ardea per il nuovo scarico dopo i lavori di potenziamento dell'impianto».
Ad annunciarlo è stata martedì scorso l'assessore all'Ambiente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi, durante l'incontro dibattito con i cittadini organizzato da Rifondazione Comunista.
Secondo Rinaldi, infatti, i flottatori (ossia i macchinari installati l'estate scorsa per depurare una maggior percentuale di liquami ndr) non servono a risolvere il problema della portata che sarebbe comunque troppo alta rispetto all'impianto realizzato.
«Dopo aver attentamente studiato i documenti e il progetto del depuratore di via Bergamo - ha spiegato l'assessore Rinaldi - siamo giunti alla conclusione che quel progetto presenta delle anomalie. I calcoli relativi alla portata dei liquami secondo noi non sono chiari. Siamo convinti che l'impianto non riesca a depurare gli scarichi di seimila abitanti equivalenti così come prevede il progetto, ma meno. Dunque anche con i macchinari installati il problema non si risolve».
Ma allora perché due anni fa la Provincia autorizzò il Comune e la Idrica (la società che gestisce il depuratore ndr) a scaricare le acque trattate nel fosso dell'Incastro? «Perché Palazzo Valentini - ha spiegato Valtere Roviglioni, ex capogruppo di Rifondazione e candidato sindaco - è tenuta solo a dare il via libera agli scarichi delle acque». Intanto la Idrica respinge al mittente le accuse. «In quattro anni - spiegano dalla società - abbiamo sempre gestito il depuratore senza problemi. Il sequestro cautelare deciso della Procura di Velletri non riguarda l'impianto, ma la portata che non può superare i 9.600 metri cubi. Ma sequestro a parte il depuratore funziona bene altrimenti se il progetto fosse sbagliato fino a questo momento non avremmo potuto lavorare. I macchinari installati per potenziare l'impianto sono in funzione dall'estate scorsa in virtù di un verbale firmato dalla Provincia dopo un sopralluogo dal quale si evince che il depuratore non ha alcun problema».
La Provincia però non ha mai autorizzato il nuovo scarico, gli allacci in fogna rimangono bloccati e i cittadini e gli imprenditori edili sono costretti a continuare a servirsi delle fosse asettiche.



Il punto nodale che genera confusione sulla vicenda del depuratore di Ardea riguarda le competenze degli enti interessati e la motivazione alla base del sequestro. Una motivazione che non limita in alcun modo la portata per la quale il depuratore è stato progettato.

E allora, perché gli allacci in fogna sono sospesi dalla concessionaria del servizio?

Come recita chiaramente un documento emesso dalla Provincia di Roma in data 9 ottobre 2003:
  1. Lo scarico derivante dal depuratore di via Bergamo è stato autorizzato dall'Amministrazione Provinciale con provvedimento del 7.10.2002, n.315; l'autorizzazione è vigente e lo rimane per anni 4 (vedi art. 45 del D. lgv. 152/99, comma 7) lo scarico è stato autorizzato per una portata media di 291 mc/h; per una portata massima di 780 mc/h e la cui capacità massima dichiarata è di 9.600 mc/giorno riferita a 60.000 A.E. (abitanti equivalenti).
    Queste notizie sono rilevate dalla relazione tecnica allegata all'istanza di autorizzazione sopra citata ed alla scheda catasto unitavi. Si aggiunge che dalla scheda catasto del 2002 risulta che l'impianto è a servizio di 31.000 residenti normalmente e che nel periodo 15.06 - 15.09 la popolazione servita assomma a circa 100.000 unità.
    La detta autorizzazione, si conferma, è vigente in quanto non sono trascorsi i 4 anni dal 07.10.2002.
  2. Dopo alcuni mesi dal rilascio dell'autorizzazione allo scarico, e precisamente in data 11.03.2003 il Tribunale ordinario di Velletri, Ufficio per le indagini preliminari, esaminata la richiesta del PM sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, ha ordinato il sequestro preventivo dell'impianto di depurazione sito in via Bergamo nel Comune di Ardea, gestito dalla società IDRICA srl, con facoltà di uso fino alla capacità depurativa dello stesso di 9.600 mc al giorno pari a 60.000 A. E. (mediante installazione di un misuratore di portata in ingresso al depuratore) e con preclusione del conferimento per lo smaltimento di liquami provenienti da fosse settiche depositate da autospurghi.
    Il testo della ordinanza di sequestro è stato conosciuto dall'Amministrazione scrivente a seguito di trasmissione, via Fax, da parte della IDRICA Srl, soltanto in data 30.09.2003.
    Il GIP ha concesso la facoltà di uso fino al limite di 60.000 A.E., limite medesimo imposto dall'autorizzazione allo scarico dell'Amministrazione Provinciale e con preclusione di conferimenti da autospurgo in quanto questi ultimi non autorizzati. La motivazione del sequestro dell'impianto, quale corpo del reato, è costituita dal fatto che risultano allacciati alla rete un numero di abitanti equivalenti superiore a quelli consentiti dall'autorizzazione del 2002, quindi con esercizio dell'impianto in violazione della capacità depurativa consentita.
    In ordine del sequestro dell'impianto, la IDRICA, società che gestisce l'impianto, ha richiesto il dissequestro dello stesso, al fine di effettuare lavori di potenziamento, come da progetto esecutivo approvato dalla Giunta Comunale.
    Il PM sottolineato che il sequestro preventivo non riguardava né il terreno né la struttura per effettuare i lavori, bensì unicamente l'impianto, lasciato in uso alla IDRICA purché venisse rispettato il limite di 60.000 A.E., come da autorizzazione in essere, rilevava che non vi era luogo a procedere rispetto all'istanza di dissequestro; il GIP confermava così accogliendo la richiesta del PM.
    Pertanto, non essendosi proceduto all'accoglimento dell'istanza di dissequestro, l'impianto, e non il terreno, rimaneva e permane tuttora sequestrato, con facoltà d'uso sino al limite dei 60.000 A.E.

    [...]

    In definitiva, allo stato degli atti, risulta che l'intendimento del Comune di Ardea è quello di variare le caratteristiche qualitative dello scarico; in tal caso si conferma che il Comune di Ardea è obbligato a richiedere una nuova autorizzazione, come prevista esplicitamente dal comma 11 art. 45 del D. lgs. 152/99.
    La questione è di rilievo non indifferente, particolarmente a fronte dell'argomento che l'impianto di Via Bergamo è stato posto sotto sequestro da parte dell'autorità giudiziaria e che il sequestro dell'impianto tuttora permane.
    D'altra parte, che gli atti dell'Amministrazione Provinciale saranno sottoposti al vaglio del P.M. è una logica conseguenza del fatto che il Comune di Ardea medesimo, al fine di ottenere il dissequestro dell'impianto, li dovrà presentare alla autorità giudiziaria competente.

    Sarà cura, comunque, dell'Amministrazione scrivente, allorquando sarà stato incardinato il procedimento conseguente alla richiesta di nuova autorizzazione, di provvedere ad accertare le condizioni che danno luogo alla formazione dello scarico, come previsto dall'art. 50 della 152/99, implicitamente così valutando la congruità tecnica delle modoficazioni apportate all'impianto di depurazione; ovviamente la valutazione tecnica dovrà essere effettuata dall'ARPA Lazio o da altro istituto pubblico da convenzionare a tal fine.
    Il Sindaco del Comune di Ardea in tal modo potrà disporre di certezze amministrative e tecniche in ordine alla validità delle modifiche dell'impianto di via Bergamo in funzione delle variazioni quantitative dello scarico e nel rispetto delle normative vigenti.
Esistono una serie di particolari che stridono ed ai quali nessuno sembra voler dare importanza.
  • Il sequestro giudiziario, di fatto, non limita la portata per la quale il depuratore è stato progettato: 60.000 A.E. (abitanti equivalenti). Se Ardea conta poco più di 30.000 abitanti (dei quali una gran parte non ha ancora allacciato i servizi alla rete fognaria) e il depuratore è stato progettato per 60.000, come mai è stata già raggiunta la portata massima?

  • Perché la IDRICA srl già nell'estate 2002 ha sospeso gli allacci in fogna, prima del rilascio dell'autorizzazione allo scarico concessa dall'Amministrazione Provinciale nell'ottobre 2002?

  • Perché il problema è sorto quando non è stato più possibile allacciare le nuove costruzioni invece di privilegiare ed allacciare alla fogna tutti gli abitanti che da tempo avevano fatto domanda e pagano le tasse per un servizio del quale non ususfruiscono?

  • Quando la Giunta Comunale ha deliberato i lavori di potenziamento, perché ha richiesto il rinnovo dell'autorizzazione (ancora in corso e valida) invece di chiedere il rilascio di una nuova autorizzazione in virtù delle mutate caratteristiche dello scarico? Per negligenza ed ignoranza o per altre ragioni?

  • Perché si vogliono addossare le ragioni del blocco degli allacci all'Amministrazione provinciale odierna, se l'autorizzazione (richiesta due anni dopo l'entrata in funzione del depuratore) è stata concessa con i limiti attuali di portata dalla passata amministrazione provinciale di centro-destra?
C'è qualcuno che sa rispondere compiutamente a queste domande?









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