Per un problema alla piattaforma di gestione dei contenuti di Ardea-online, sebbene preannunciato, fino alle 23:00 del 7 settembre 2005 non è stato possibile pubblicare il messaggio di sostegno di Rifondazione Comunista al comunicato dei restanti esponenti dell'opposizione riguardante la rimozione dei cancelli di accesso al mare.
Ci scusiamo della mancanza con il Partito della Rifondazione Comunista e con i visitatori del sito, riproponendo di seguito il testo precedentemente annunciato.
L'apertura dei cancelli di Viale Lazio è o dovrebbe essere una vittoria non solo di Rifondazione Comunista, ma di tutto il Centrosinistra e di tutte le forze democratiche di questo paese.
Le strade che portano al mare debbono obbligatoriamente essere lasciate libere per consentire a tutti i cittadini di usufruire di un bene pubblico quale viene considerato il mare; Viale Lazio inoltre è una strada comunale. Lo scandalo quindi non è la sua apertura, bensì il fatto che essa sia stata chiusa fino ad ora.
La difesa degli interessi di alcuni consorziati a danno della collettività è una battaglia corporativa che deve essere respinta dalle forze che desiderano far parte dell'Unione; per quanto riguarda Rifondazione Comunista mai è stata tentata da certe logiche, pertanto è con gioia che accogliamo la sfida di "Ardea che vogliamo" per aprire tutti gli accessi al mare e rilanciamo chiedendo che l'apertura dei cancelli diventi questione preminente e punto prioritario del programma dell'Unione.
La riconquista del mare sembra a noi precondizione necessaria per qualsiasi progetto di sviluppo economico e turistico per il nostro territorio; pertanto uniamoci in questa battaglia democratica e di sinistra.
Giampiero Botta
Segretario P.R.C.
ERA ORA!
Da un'agenzia ANSA: COMUNI: ARDEA; OPPOSIZIONE, APRIRE ACCESSI AL MARE
«È uno dei problemi atavici di Ardea, quello della chiusura con sbarre o altri accorgimenti delle strade di accesso alla spiaggia di Tor S. Lorenzo da parte dei consorzi edili che hanno costruito a ridosso della costa.
Una situazione che crea notevoli difficoltà, in estate, a tutti coloro che vogliono recarsi in spiaggia e che, se devono usare per forza di cose l'auto, devono lasciarla a molta distanza o fare lunghi giri. Ora, dopo l'ordinanza del sindaco Carlo Eufemi per l'abbattimento della sbarra in viale Lazio - con la motivazione che è una strada comunale e quindi pubblica - quattro consiglieri di opposizione, Bartolini, Magliacca, Petrella, Mastrorilli, chiedono che tutti gli accessi siano aperti».
Con un comunicato pervenuto ad Ardea-online alle 15:50 di martedì 6 settembre 2005, il contenuto del quale è stato, alle ore 18:08, con una comunicazione a questo sito, condiviso ed approvato anche dal locale circolo del Partito della Rifondazione Comunista, i consiglieri di opposizione dichiarano: «Auspichiamo che la rimozione del cancello di Viale Lazio sia l'inizio della rinascita del litorale di Ardea e che in tempi brevissimi tutti i transennamenti e i girelli che impediscono l'accesso al mare siano distrutti. Il sindaco deve dimostrare che la sua non è volontà persecutoria contro un solo consorzio - magari dettata da pressioni o ingerenze politiche - e dare indicazione agli uffici di procedere allo smantellamento immediato di tutte le altre sbarre che non consentono il transito su varie strade comunali».
BISOGNA VINCERE, NON STRAVINCERE!
Viale Lazio torna alla popolazione
Nel luglio del 2003 scrivevamo che in base «all'ordinanza n° 197/03 il Comune di Ardea interveniva su Viale Lazio per ridare la possibilità ai cittadini di arrivare al mare». Vennero rimossi i cancelli e gli impedimenti che occludevano la circolazione veicolare e pedonale. Ma durò poco: «un gruppo di "consorziati" guidati dal presidente del Consorzio Marina di Tor S. Lorenzo, e coadiuvati da dipendenti dello stesso consorzio con manzioni di "guardiani", impedirono nuovamente la viabilità interponendo tra le aiuole spartitrafficco ogni sorta di manufatto ingombrante: da auto e ruolotte in disuso a vetri di bottiglie, a paletti con catene».
Qualche mese dopo, il presidente del consorzio spese «senza alcuna delibera, di sua iniziativa, circa 25.000 euro per chiudere nuovamente i varchi, che separano al centro di viale Lazio i due consorzi confinanti, con pini, siepi, paletti e catene».
Ieri, lunedì 5 settembre 2005 i cancelli, gli sbarramenti, sono stati nuovamente rimossi riconsegnando Viale Lazio a chiunque voglia accedere liberamente al mare senza dover necessariamente risultare "simpatico" a custodi e guardiani.
Solo una considerazione: peccato si sia attesa la fine dell'estate e che nel giorno della rimozione dei cancelli non ci fosse che una sparuta rappresentanza di vigili urbani a garantire l'ordine pubblico, sostenendo una situazione difficile, ad elevata tensione e obiettivamente di pericolo per l'incolumità fisica degli operatori.
Anche Carletto ha pensato bene di staccare il telefonino per evitare rogne: del resto fa il sindaco, mica è un funzionario. Ad altri è riservata la responsabilità e l'onere di sostenere la violenza, l'arroganza e la tracotanza dei suoi cittadini ed elettori.
In fondo Ardea ha vinto, si riappropria di una strada e poco importa se le strade interne dei consorzi continuano a rimanere chiuse; adesso chi vuole andare a mare può farlo e finalmente non si deve accontentare di sbirciare un mare divenuto (per dirla con un espressione del sindaco) inopinatamente "privato".
LE ULTIME FETTE DI TORTA...
Il consigliere Roviglioni lo aveva scritto e noi avevamo proposto una foto satellitare che mostra terreni forse sottratti al patrimonio comunale dalla banda dei "soliti noti" mediante, secondo le affermazioni del consigliere Roviglioni, connivenze tra impiegati comunali, imprenditori e consiglieri; e noi aggiungiamo assessori del presente e del passato.
Ardea-online.org vi ha chiesto con un'altra foto satellitare quale connessione ci fosse tra due fabbricati anticipandovi l'avvio degli ennesimi, costosi lavori di adattamento di manufatti esistenti.
Oggi scopriamo le carte: Carletto una ne fa e cento ne pensa!
Visto che alla vigilia di Natale non potrà tornare ad invitare il Presidente della Camera ed il neo Ministro della Sanità per la posa di una nuova prima pietra della costruenda casa comunale (a furia di cerimonie ad Ardea non si trovano più pietre, ma a dire il vero nemmeno terreni acquisiti al patrimonio comunale) ha pensato bene, per le prossime vacanze natalizie, di creare la casa comunale nell'attuale scuola elementare Giacomo Manzù di Via Lazio (alla Rocca).
Non si tratta di uno scherzo: il progetto è quello di trasferire nelle vacanze natalizie le classi dell'attuale plesso scolastico Manzù presso la ex casa di degenza per anziani "Residence Nuova Florida" di Via Pordenone, ora ribattezzata casa di degenza per anziani "Madre Teresa di Calcutta", l'ingresso della quale è stato spostato nella viuzza alle spalle della precedente entrata.
Ma non è finita!
Siccome le 25 aule che si pensa di ricavare dalla ex-casa di degenza saranno così piccole da non permettere di farci stare tutti gli alunni, sapete che fa Carletto? Fa affittare (lui fa il sindaco mica il dirigente o il funzionario) l'ex caserma dei Carabinieri di Via del Tempio.
Sììì, gli stessi locali già sottoposti in passato alle "attenzioni" della magistratura. Li fa affittare per "deportarci" tutti gli scolari "non-degenti" a Via Pordenone!
Le solite malelingue dicono che, prima delle dimissioni pilotate, Carletto stia lavorando per spartire le ultime fette di torta cercando di accontentare tutti coloro in grado di raccogliere voti con mezzi e mezzucci per perpetuare la stirpe ardiese.
Ma le malelingue sono sempre taglienti e inaffidabili, vedrete che sicuramente non è così... Ad essere sinceri pensiamo sia peggio!
«Io sono un italiano. Ma questo non è più il mio Paese.
Straniero mi ero sempre sentito, ma è una categoria dell'anima. Clandestino una vocazione del cuore. Vagabondo una passione. Senza patria no, è uno stato civile. Vivi e non vivi. Esisti ma è come se non ci fossi. Parli ma non hai più voce. Ti senti soffocare ma sai che nessuno correrà in tuo aiuto. Il ponte che ti univa con radici profonde e secolari agli altri e al tuo Paese è stato fatto saltare. Sei dentro e fuori, solo insieme, libero in carcere. Sei un italiano senza l'Italia.
[...]
Della mia libreria di ragazzo è rimasta la pagina di una raccolta di Costantino Kavafis, crocifissa alla porta di casa con una puntina da disegno. Una poesia che il vento, dai vetri rotti del salone, frigge e sbandiera: "aspettando i barbari".
Perché il senato è inoperoso?
E perché siedono senza far leggi i senatori?
Perché oggi arrivano i barbari.
Che leggi devono mai fare i senatori?
Quando verranno, faranno leggi i barbari. Nello studio di mio padre, il computer è rimasto acceso, un vecchio modello che ronza come uno sciame d'api, ma funziona. Un vocabolario. Io.
Fine».
Dal capitolo "Parole per un movimento di Resistenza Culturale" del libro "Jack Folla - Lettere dal silenzio" di Diego Cugia.